È stato recentemente pubblicato un articolo sugli Annali dell’Istituto Superiore di Sanità che riporta i lavori di una Expert Consensus, promossa da SIMCRI sull’uso del platelet-rich plasma (PRP) nella medicina rigenerativa (Danese M, et al., Ann Ist Super Sanità. 2026 Jan-Mar;62:16-31. doi: 10.4415/ANN_26_01_05. PMID: 41867152).
Gli obiettivi principali sono:
- sintetizzare le evidenze scientifiche disponibili
- fornire raccomandazioni pratiche standardizzate per l’uso clinico
- ridurre l’eterogeneità nei protocolli
Il paper analizza in modo sistematico l’utilizzo del PRP nell’ambito della medicina rigenerativa, con l’obiettivo di fare chiarezza in un campo ancora molto eterogeneo. Si tratta di un documento di consenso tra esperti, costruito attraverso revisione della letteratura e integrazione con l’esperienza clinica, che non propone linee guida definitive ma piuttosto un insieme di raccomandazioni condivise e aggiornabili.
Il PRP è un emocomponente ottenuto dal sangue del paziente, caratterizzato da un’alta concentrazione di piastrine. Queste ultime svolgono un ruolo chiave nei processi di riparazione tissutale, grazie al rilascio di numerosi fattori di crescita e molecole bioattive. Insieme al rilascio di mitocondri, vescicole extra-cellulari ed esosomi, tali componenti sono in grado di stimolare la proliferazione cellulare, favorire l’angiogenesi e modulare la risposta infiammatoria, contribuendo complessivamente alla rigenerazione dei tessuti danneggiati. All’azione del PRP contribuiscono anche altri elementi del sangue, come cellule immunitarie e matrice fibrinica, rendendo il meccanismo d’azione complesso e multifattoriale.
Uno dei punti centrali del lavoro riguarda la forte variabilità dei risultati clinici. Questa eterogeneità è dovuta soprattutto alla mancanza di standardizzazione nei protocolli di preparazione e utilizzo del PRP. Differenze nel metodo di centrifugazione, nella concentrazione piastrinica, nella presenza di leucociti e nelle modalità di somministrazione rendono difficile confrontare gli studi tra loro e trarre conclusioni definitive. Sebbene esista una tendenza generale che suggerisce una maggiore efficacia con concentrazioni più elevate di piastrine, non è ancora stato definito un dosaggio ottimale universalmente accettato.
Dal punto di vista clinico, le evidenze più solide riguardano il trattamento delle ulcere del piede diabetico e le ulcere venose di difficile guarigione. In questo ambito, diversi studi e metanalisi mostrano che il PRP può migliorare significativamente la guarigione rispetto alle terapie standard, riducendo i tempi di cicatrizzazione e aumentando la probabilità di chiusura completa delle lesioni. Nonostante questi risultati promettenti, gli autori sottolineano che molti studi presentano limiti metodologici, come campioni ridotti o confronti con trattamenti non aggiornati, che ne riducono la solidità.
Oltre alle ulcere, il PRP trova applicazione in numerosi altri ambiti, tra cui ortopedia, dermatologia e medicina estetica. Altri settori emergenti sono rappresentati dall’uro-andrologia e dalla ginecologia. In questi contesti, i risultati sono generalmente incoraggianti ma ancora non conclusivi, proprio a causa delle differenze nei protocolli e nella qualità degli studi.
Un aspetto particolarmente rilevante evidenziato dal paper è che l’efficacia del PRP dipende da molteplici variabili: non solo dalle caratteristiche del preparato (come il numero totale di piastrine), ma anche dalle condizioni del paziente, dal tipo di tessuto trattato e dalla modalità di somministrazione. Questo implica che il trattamento dovrebbe essere personalizzato, piuttosto che applicato in modo standardizzato, a differenza delle procedure di preparazione degli emocomponenti, che dovrebbero essere standardizzate.
In conclusione, il PRP rappresenta una strategia terapeutica promettente nella medicina rigenerativa, con basi biologiche solide e risultati clinici incoraggianti in alcuni ambiti specifici. Tuttavia, la mancanza di standardizzazione e la variabilità degli studi disponibili rendono necessarie ulteriori ricerche, in particolare trial clinici più rigorosi e condivisi, per definirne con maggiore precisione l’efficacia e le modalità ottimali di utilizzo.



